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Full text of "L'arte dei bambini"

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HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




PXOM THE FXIND OF 

CHARLES MINOT 

CLASS OF 1828 



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L* EDITORE 



ADEMPIUTI I DOVERI ESERCITERÀ I DIRITTI 
SANQTI DALLE LEGGI 



CORRADO RICCI 



,' ARTE DEI BAMBINI 




BOLOGNA 
NICOLA ZANICHELLI 



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L'ARTE DEI BAMBINI 






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I. 




N giorno dell' inverno 1 882-83, tor- 
nando dalla Certosa di Bologna, fui 
costretto da una pioggia dirotta a riparare 
sotto il portico che conduce al Meloncello. 
Io non sapeva che sotto quegli archi si 
trovasse un'esposizione permanente lettera- 
ria ed artistica, di poco valore estetico, se si 
vuole, e anche poco pudica, ma in compenso 
largamente ornata di una modestia rara pei 
tempi che corrono. 

Pochi lavori hanno la firma dell'autore 
cosicché si dovrà sempre lamentare una grave 



4 l' arte dei bambini. 

lacuna nella storia dell'arte e della lettera- 
tura italiana. - 

Quei versi e quei disegni sono quasi sem- 
pre ispirati dal più largo naturalismo, e al 
loro confronto certi sonetti del Marino e 
certe novelle del Casti possono sembrare 
trattati di morale. 

Solo le opere degli espositori più piccoli, 
le quali naturalmente si trovano più in basso, 
se mostrano minor tecnica e minor logica, 
superano però tutte le altre nella decenza; 
Oltre a ciò (bisogna notarlo a titolo di lode) 
si diradano considerevolmente le traccie poe- 
tiche! 

La tristezza del giorno, del luogo e del- 
l' anima, che mal comportava gli epigrammi 
sconci e feroci di coloro che avevano lavorato 
nella zona superiore^ mi conciliò con l' arte 
ingenua dei bambini e mi suggerì l'idea di 
questo studio. 



l'arte dei bambini. 5 



IL 



Cominciai a mettere al lavoro i figliuo- 
letti d' alcuni miei amici ; ma ben presto mi 
accorsi che la cosa sarebbe andata troppo 
per le lunghe, costretto sempre ad aspettare 
l'occasione per raccogliere altri disegni. Dopo 
cinque mesi infatti aveva raccolto appena un 
centinaio di documenti artistici. 

Allora mutai indirizzo e ricorsi alle scuole 
elementari dove s'affollano fanciulli d'ogni 
condizione, e V idea fu eccellente^ se in meno 
d' un mese, mercè l' aiuto dell' amico Raffaele 
Belluzzi e dei maestri, fui in grado d' eser- 
citare le mie considerazioni sui lavori di circa 
mille fra maschi e femmine. Né la raccolta 
cessò a questo punto in grazia del dottor 
Adolfo Venturi, noto critico d'arte e ispet- 
tore della Galleria Estense, il quale nelle 
scuole di Modena raccolse altri duecento cin- 
quanta disegni, di cui volle farmi dono. 



l'arte dei bambini. 



Maggiori difficoltà trovai per raccogliere 
i lavori di plastica e in ciò mi fu d' aiuto 
il pittore Còriolano Vighì. Più di venti bam- 
bini lavorarono in due fabbriche di stoviglie 
per accrescer lustro all'arte di Fidia e di- 
mostrare ancora quant'è grande l'influenza 
del divino presepio. 

Su tanti documenti^ la cui autenticità è 
assoluta, presi animo a studiare. 



IH. 



Le sacre carte dicono che il Padre Eterno 
finì le sue fatiche con la creazione del- 
l' uomo. Con questa invece i bambini le 
cominciano I 

Generalmente sino ai tre anni d' età sem- 
bra che non capiscano neppure che il lapis 
lascia traccie sul bianco, ed è verso il prin- 
cipio del quarto che pigliano gusto ad ad- 
dossare o intrecciare sulla carta sfregi a sfregi 



l'arte dei bambini. 7 

e per tutti i versi, senza che in essi si pa- 
lesi la più piccola intenzione di riprodurre 
qualsiasi cosa. 

Però come prima tale intenzione si desta, 
novantanove volte su cento tentano d'espri- 
mere un uomo con un quadrato o un circolo 
malfatto e due linee verticali: la testa e le 
gambe (^fig* i e 2). Questa riduzione estrema 
dell' uomo non è propria soltanto ai bimbi 
di prima età ; se ne hanno esempi frequentis- 
simi sino ai sette e agli otto 
anni, quando già non manca 
chi dà prove notevolissime di 
buon senso. Si vedrà come non 
sia difficile comprendere da Fig. /. 
qual cosa provenga che quei piccoli artisti 
s' appagano di così imperfetta creazione. La 
quale però in natura, se mai fosse, verrebbe 
a presentare un lato assolutamente pratico. 

La testa e le gambe soltanto? Diamine» 
quanto basterebbe per vedere, mangiare e 
andare a spasso ! — E se le braccia e il torso 




8 



l'arte dei bambini. 



mancassero, tanto meglio; non s'avrebbe a 
lavorar tanto, ci sarebbero meno dispiaceri 
di cuore e il ventre non dorrebbe mai! 

Ma i bambini fortunatamente non se- 
guono questa filosofìa, che se la seguissero 
sopprìmerebbero la testa per far a meno di 
studiare! 

Prima che l'uomo sia intero deve passare 
per altri stadi. Da quella forma primitiva non 

isperi di salta- 
^ f re a un tratto 
alla sua inte- 
grità fìsica. Bi- 

Fig. 2, ^^S^a che ab- 

bia pazienza e stia pago di concessioni 
graduali, perchè i bambini, progredendo a 
poco a poco, oltre al capo e alle gambe, gli 
daranno le braccia o il busto [fig* 3y4^5)\ 
mai, o tutt' al più rarissime volte, 1' uno e 
l' altro. 

Più tardi soltanto avrà in grazia quanto 
chiedeva per soddisfare alle esigenze del più 




L^ÀRTE DEI BAMBINI. 9 

modesto inventario, e Dio gliela mandi buona, 
perchè e' è caso che gli attacchino le braccia 
indifierentemente alla testa, al collo e all' in- 
guine {fig- 6y jy 8 e g). L' ubicazione è per 
loro una cosa tutt'afifatto secondaria. L'im- 
portante è che l'uomo finalmente abbia le 
braccia. 

Ma non si creda per questo eh' e' sia tosto 
in caso d' adoperarle pei 
bisogni più frequenti e 
più istintivi della vita. 
Tutt' altro. 

Non potrà, ad esem- 
pio, portar mai le mani 
alla bocca, al naso o a Fig, 3, 

qualunque parte del capo ; né potrà mai toc- 
carsi il torace; e tutto ciò perchè, come le 
gambe non hanno ginocchio, cosi dapprima 
le braccia non hanno gomito. 

Ma 1' attività umana invoca ben presto 
andie l' articolazione delle gambe e delle 
braccia, e come prima si mostra necessaria, 




IO l'arte dei bambini. 




il piccolo artista la concede. Talora anzi 
troppo abbondantemente, poiché, anziché ce- 
dere i soli angoli del gomito e del ginoc- 
chio, dona alle braccia e alle gambe una 
scioltezza assoluta e continua di 
serpentello, per la quale e piedi 
e mani possono arrivare con in- 
vidiabili curve a qualsiasi parte 
del corpo {fig- io). 

Per quanti tramiti adunque, 
Fig. 4. nell'arte dei bambini, passa l'uo- 
mo, prima d' avere appena appena una forma 
ragionevole ! 

IV. 

Però una volta intero, quest' uomo non 
s'adatta più a nasconder nulla di sé alla 
vista degli osservatori anche se dietro i mag- 
giori ostacoli. Se é a cavallo mostra tutte e 
due le gambe; se é in barca mostra l'intero 
corpo dalle pareti trasparenti di questa, o, 
come vedrete in altro modo consimile. 



l'arte dei bambini. If 

Ma quaP è la norma che guida l' arte dei 
bambini? Da che cosa dipendono quasi tutti 
gli errori, non tecnici (ben inteso) ma logici? 

Semplicemente da ciò. I bambini descri- 
vono l'uomo e le cose invece di renderle 
artisticamente; cercano di riprodurle nella 
loro complessione assoluta e non nella risul- 
tanza ottica. Fanno insomma coi segni la 
descrizione che ne più ne meno 
farebbero con la parola. 

Sanno che un uomo ha due 
gambe ed essi gliele disegnano 
tutte e due, anche quando deb- 
bono riprodurre quest' uomo 
in quella data posizione in cui 
non può mostrarne che una 
sola e magari nessuna. 

Ecco una serie di prove ^^g* •Se- 
cavate da tutti i disegni raccolti. 

Salve pochissime eccezioni, tutti quelli 
che hanno fatto due o più uomini in barca, 
li hanno fatti dai capelli ai piedi, senza pen- 




12 



l'arte dei bambini. 



sare che la sponda della barca nasconde gran 
parte del corpo. Essi ragionano, o meglio, 
sragionano cosi: « L' uomo in barca c'è 
tutto, e se c'è tutto perchè ne dobbiam di- 
segnare solo la metà? » 

E a che ricorrono per disegnarlo così in- 
tegralmente? O fanno consistere la nave in 
una semplice lìnea curva, lasciando per tal 
modo le figure del tutto scoperte {fig. // ); 

— o fanno le pareti del- 
la nave trasparenti come 
se fossero di puro cri- 
stallo {fig, 12 e i3)\ 

— o fanno, in fine, le 
P^g* ^' figure in alto fuori della 

nave stessa^ come se spiccassero un salto per 
farsi scorgere intere dall'artista (Jig, 14). 




V. 

Risolvono insomma in tre differenti modi 
il medesimo problema d' evitare gli osta- 
coli ottici. 



l'ìirte dei baubini. 13 

Alcuni poi, ma pochi, per una tenue e 
imperfetta nozione del vero, cadono in un 
errore ancor più madornale, che non quelli 
i quali trascurano ogni considerazione sullo 
stesso vero. Ricordando essi, fra la mag- 
giore incertezza, che l' uomo in barca si 
scorge dalla cintola in su, si limitano a dise- 
gnare questo mezz' uomo ; non però, com' è in 
fatto^ emergente dalla sponda, ma sino in 
fondo alla carena, proprio come se P uomo 
dal momento che 
va in barca per- 
desse ambedue le 
gambe (fig. 15). 
Più chiaramente: 
ricordano d' aver 
vedutain nave una Fig, 7. 

mezza figura, ma non ricordano eh' essa ri- 
sultava tale in grazia dell' ostacolo che la to- 
glieva in parte alla vista. 

Però, sino di questi pochi, taluni vo- 
gliono soddisfare anche all' obbligo, alla legge 




14 l'arte dei bambini. 

dell' integrità personale dèli' individuo che 
esprimono e fanno occupare la nave, fino in 
fondo, dal busto (perchè, ripeto, secondo la 
falsa nozione d'alcuni, in barca non ci sta 
altro ) e mettono le due gambe fuori e al 
di sotto della nave, natanti tranquillamente 
nell' acqua senza timore di sciatica o d' altro 
feroce malanno {fig- i6 e 17). 

Se si guardano poi tutti i segni, che ri- 
traggono l'uomo, s'avvertiranno gl'identici 
fatti. 

Tutti sanno che dell' uomo a cavallo, 
visto di profilo, una parte rimane nascosta 

all' occhio. I bimbi invece pen- 
sano che l'uomo quando è a 
cavallo è perfettamente e, co- 
me sempre, intero, ed esauri- 
Fig. 8, scono tutti i modi per descri- 
vere quella sua integrità in modo esplicito. 
In maggior numero fanno vedere tutte e 
due le gambe dalla stessa parte (Jig> 18 e 
ig ) ; altri mettono l' uomo erto e volante 




l'arte dei bambini. 15 

sul cavallo, cosi come lo fanno trasparire o 
lo mettono fuor della barca {fig> 20). 

E v' ha anche in questo caso qualche 
esempio d' una prima idea imperfetta di vero. 
Alcuni ricordano e capiscono che il corpo 
del cavallo è un ostacolo, e pure credono che 
non sì debba nascondere alcuna parte del- 
l' uomo. E come provvedono in simili fran- 
genti? Disegnano il cavallo, gli mettono sopra 
il busto dell' uomo, e attaccano le due gambe 




Fig. g. 

sotto la pancia dell'animale {fig, 21), Così, 
mentre questo si presenta come solido osta- 
colo, a traverso del quale nulla si può vedere, 
l' uomo a sua volta conserva la sua integrità 



i6 



L^ ARTE DEI BAMBINI. 



fìsica dividendosi però in due parti per uso 
e consumo dell'artista grazioso. 

In favore della legge stabilita si trovano 
altre prove. 

Gli adulti, anche i meno intelligenti^ con- 
siderando un profilo d'uomo, scoprono che 
un buon terzo del corpo resta nascosto alla 
vista e quindi artisticamente soppresso. Per 
ciò (tenendosi alle cose più generali) gran 
parte d'un braccio (talora anche tutto) e 

mezzo il volto o quasi, non 
si vedono mai e quindi non 
si debbono esprimere. 

Ma i bambini in genere 
seguono le loro leggi e pen- 
sano : « Un uomo deve sta- 
re, come più gli piace, di 
Fig. jo, profilo o di prospetto. Ei 

non verrà per questo a scemare. Guardi pure 
da una parte o da un'altra. Sarà sempre 
un uomo (salvo i monchi e i guerci) con 
due braccia e due occhi. » 




l'arte dei bambini. 17 

Considerando, nei disegni da me raccolti, 
tutti i profili, ho trovato 

primo: che mostrano quasi sempre le 
due braccia, o attaccate in mezzo al petto a 
diversa altezza — o pendenti dal collo, come 
due lembi d'una ciarpa — o, frequentissi- 
mamente, dise- 
gnate tutte e 
due dalla stessa 
parte ; V una 
presso alla spal- 
la, l'altra alla FigTTT. 
cintola {fig, lOy II, 22j 2j, 24, 2^, 26 e 4y). 
secondo: che disegnando il volto tutto 
di profilo, settanta volte su cento conser- 
vano i due occhi di prospetto (Jig. 4, 5, i/, 
ijy 18^ 22 e 26), 



VI. 



L' uomo ha, per fortuna, un naso solo e 

una bocca sola, che si possono dimostrare 
Ricci. 2 




i8 l'arte dei bambini. 

coi segni ragionevoli d' un semplice profilo. 
Ma i due occhi non si riesce a farli vedere 
senza spostarne uno. 

E si consideri la forza delle leggi indicate. 
Anche in questo caso la prima e debole no- 
zione del vero aumenta l'errore. Alcuni sanno 
bensì che V uomo ha due occhi e che quindi 
se ne debbono disegnar due, ma ricordane 
anche che, per la grazia di Dio, talora troppo 
abbondante, fra i due occhi pende sempre un 




Fig, 12. 

naso. — Che cosa fanno allora? — Dise- 
gnato il volto col suo naso di profilo e 
messi i due occhi di prospetto, dopo esser 
stati un po' in pensiero, aggiungono fra questi 
un secondo naso che si può chiamare il naso 



l'arte dei bambini. 



19 



soprannumerario della logica primitiva, per- 
chè è appunto il prodotto più originale della 
legge d' integrità che domina tutta V arte 
infantile (fig, ii, 13, 22 e 26). 

E dico tutta, perchè anche il paesaggio 
non vien meno alla regola. I bimbi, delle 
case disegnano spesso tre lati: la facciata e 
due fianchi (fig> 27 e 28). E perchè ne 
disegnano tre? Perchè non hanno trovato il 
modo, la cifra per disegnarli tutti e quattro. 

Grazie al 
cielo — dichia- 
rano i bambini 
— le case han- 
no quattro la- 
ti e si dovreb- 
bero disegnar 

tutti e quat- Fig. i3. 

tro. Ma non bisogna poi esagerare la smania 
critica e se la prospettiva non è ancora tanto 
perfezionata, bisogna contentarsi di mostrar- 
ne soltanto tre. 




20 l'arte dei bambini. 



Si considerino quei paesaggi e si ve- 
dranno spesso trasparire dai muri gli uo- 
mini che passeggiano per le stanze {fig- 28); 
si vedranno per entro i campanili i sacrestani 
che suonano le campane (Jig. 25 ) e le per- 
sone che popolano il treno (fig» 30). Tutto 
ciò insomma che i bambini sanno o, meglio, 
pensano che ci sia, si deve vedere, nullo- 
stante gli ostacoli naturali e artificiali ! 

Obbietteranno alcuni che più spesso dise- 
gnano semplicemente una casa, una torre o 
una chiesa senza macchiette. Verissimo; ma 
in tal caso non intendono di fare altro che 

una casa, una torre o 
una chiesa. Se ad uno 
invece viene in mente di 
suggerir loro che nella 
Fig, 14, casa fatta, c'è un uomo 

che passeggia per una camera o un cuoco 
che prepara il pranzo^ e che quindi lo di- 
mostrino coi segni, si verificherà, ciò che 
ho verificato io ben cento volte: che nessun 




l'arte dei Bambini. 21 

bimbo sarà da tanto di farvi l'obbiezione 
(che tutti gli adulti farebbero) che cioè quel- 
la uomo e quel cuoco, che sono in casa, non 
si possono vedere al di fuori; appunto per- 
chè, dato che queir uomo e quel cuoco siano 
o debbano essere in casa, secondo la logica 
dei bimbi^ si debbono anche vedere. 

VII. 

E tutte queste considerazioni quale altra 
cosa spiegano dell'arte dei bambini? Spie- 




Fig. i5. 
gano subito le cause per cui tanti degli er- 
rori verificati nei disegni, non si riscontrano 
nella plastica infantile. 

Si guardino attentamente i saggi plastici, 



22 L^ARTE DEI BAMBINI. 

I difetti che si scoprono in essi sono di- 
fetti di tecnica. La mano^ inesperta a dise- 
gnare, è del pari e forse più inesperta a 
modellare. 

n capo dell'uomo è fatto da una pallot- 
tola di creta, nella quale una sporgenza de- 
forme e acuta tiene il posto del naso; un 
taglio indica la bocca e due fori indicano 
gli occhi {fig. 31), Un'altra pallottola più 

grande forma il 
busto; due bu- 
delli laterali le 
braccia e due 
budelli inferiori 
le gambe. Ne 
Fig. 16. risulta un uo- 

mo fatto malissimo, ma tutto è quasi a suo 
posto. Perocché, in simile caso le singoli parti 
non hanno bisogno d' esser spostate per met- 
tersi in mostra {fig, 32), 

hai figurina di tutto tondo lascia scoperto 
ogni lato e l'inventario delle sue membra 




l'arte DB! BAMBINI. S3 

si compie senza sforzo. Per mostrare i due 
occhi in una faccia disegnata di profilo, i! 
bimbo è costretto a ferii stare nella sola 
metà visibile d' essa. Invece forando gli occhi 
nella creta, egli è sempre in caso di porli 
approssimativamente ai lati del naso. 

Avete anche veduto che quando il bimbo 
disegna l' uomo a cavallo, mette in mostra 
frequentemente dallo stesso lato le due gambe 




Fig. tj. 
del cavaliere. Nel caso della plastica egli pone 
invece l' uomo veramente a cavallo, perchè 
girandolo gli si mostra compiuto e per farlo 
tale. non incontra nessuna difficoltà prospet- 
tica (Jig. 33). 

Ed è appunto per questo che l'arte dei 
bambini ha nella plastica con l' arte primitiva 



24 



l'arte dei bambini. 



con la medioevale e con quella delle popo- 
lazioni selvaggie tanti punti di contatto, che 
si cercano indarno quando si passa a consi* 
derar la pittura i^fig. 34, 35, 3^9 37)- 



Vili. 

II lato in cui l'arte dei barbari e della 
decadenza difetta maggiormente è la tecnica. 
La logica può mostrare qualche lato debole 

ma non è mai 
cosi ingenua 
e risibile co- 
me quella dei 
bambini. In 
nessuna pit- 
tura, se si tei- 
Fi>. 18. gono pochi e- 

sempi fomiti dalle Pelli rosse e più special- 
mente dalla tribù dei Comanchi, s' avvertono 
infatti i difetti notati sui nostri disegni. Lo 
Scoolcraft pubblica alcune iscrizioni gerogli- 
fiche raccolte sulla riviera del Missouri e 




l'arte dei bambini. 25 

nel Nuovo Messico nelle quali s'incontrano 
alcuni uomini a cavallo che mostrano tutte 
e due le gambe da un lato, o non ne mo- 
strano alcuna, come in certi saggi dei bam- 
bini {fig. 3^ ^ 39) (0- 

Ma questi esempi sono rari e si limitano 

a quel^solo errore, che si perderebbe certo 
il tempo a cercare una sola figura che ab- 
bia le due braccia e i 
due occhi dalla stessa 
parte. 

Per quanto infatti 
un artista viva nella 
più misera società e — 
nei più miseri tempi, ^f^' ^9' 

a certe considerazioni (cui non arrivano, bam- 
bini di cinque o sei anni ) deve pur sempre, 
senza sforzo e quasi inconsciamente, arrivare 
per lo sviluppo che la mente prende in grazia 
della stessa vita quotidiana. Ma la tecnica 
invece non procede mai o procede di poco 
senza uno studio ben determinato e speciale. 




26 l'arte dei bambini. 

Chi non ha studiato mai disegno può agevol- 
mente verificare ciò che dico. Con l'espe- 
rienza, che risulta dalla somma delle consi- 
derazioni che si fanno al mondo, si sviluppa 
anche il senso critico, tanto che di fronte 
a un dipinto, che presenti qualche irragione- 
volezza patente, ognuno è in caso di ben 
consigliare l' artista. Nella tecnica invece 
senza esercizio alcuno si è a trent' anni 
press' a poco ciò che si era a dieci. Si fanno 

le stesse figurine 

senza proporzione 

e deformi : le quali 

) V ■ sembrano migliori 

delle infantili per- 
chè sono scevre di 
difetti di razioci- 
nio, vedendosi di 
Fig, 20. ciascuna d' essa, 

soltanto quello che si può vedere, ma che 
in fatto d'esecuzione non sono gran cosa più 
lodevoli. 




l' arte dei bambini. 27 

Adunque, gli errori della plastica infan- 
tile provenendo più da inesperienza d'arte 
manuale che da deficienza di ragionamento 
( per la quale s' è veduto difettare il disegno) 
trovano maggior riscontro nell'arte preisto- 
rica e barbara in cui si lamenta di più la 
cattiva esecuzione. 

I grafiti preistorici (i quali — è ovvio 




Fig. 21, 

dirlo — vanno considerati come disegni ) pub- 
blicati dal Geikie (2) e da Giovanni Lubbock 
(3) sono smisuratamente superiori ai disegni 
dei bambini. Le scolture invece sono quasi 



28 



l'arte dei bambini. 



identiche. Negli Atti del terzo congresso ar- 
cheologico internazionale di preistoria, sono 
prodotti dei feticci rappresentanti uomini, 
uomini a cavallo, uccelli e cani che paion 
fatti pur ieri dalle mani dei nostri bimbi. (4) 
Cosi può dirsi a riguardo delle popola- 
zioni selvaggie contemporanee. Presso di 

q ueste, i disegni sono sem- 
pre più ragionevoli degP in- 
fantili, perchè il fatto prova 
che l'artista quasi selvag- 
gio, fatto adulto^ ragiona 
più che non ragioni un bim- 
bo, come naturalmente una 
società di selvaggi ha nor- 
me e convenzioni che non 

passerebbero pel capo a nes- 

Fift» 22 

suno in una società di barn- 

bini, dove forse tutti morrebbero di fame 

senza pur darsi una plausibile ragione. 

Esistono per vero certe tribù le quali 

ignorano perfettamente 1' arte del disegno (5) 




l' arte dei bambini. 29 

ma non ne esistono altre che oflFrano un' ar- 
te grafica che presenti gì' identici difetti di 
quella dei bimbi. 

Il fatto dimostra cosi che certi popoli 
possono perfettamente ignorare l'esistenza 
della pittura o dell' arte in genere ed essere 
deficienti d' ogni idea di riproduzione, ma di- 
mostra del pari eh' essi, dato che la scoprano 
per qualche eventualità, o l'abbiano p^r uno 
straniero che loro l' insegni, o 
per propria iniziativa, col ra- 
gionamento arrivano poi ad 
evitare certi errori in cui ab- 
biamo veduto cadere costante- 
mente i bambini. 

E anche qui^ quando la 
questione si limita alla tecnica, 
e nell'arte infantile cessano i 
difetti logici, l' arte selvaggia 
trova la sua corrispondenza. ' 

Per ciò si trovano delle figurine in legno 
e degl'intagli in osso eseguiti dai Ciuktci 




30 l'arte dei bambini. 

sulla costa asiatica del golfo di Giaun, toc- 
cata dalla Vega, che sono grandemente si- 
mili alle crete modellate dai nostri bimbi 
{fig, 40 e 41) (6). Anch' essi fanno le oca- 
rine senz' ali e senza piedi e con gli occhi 
forati, e, in legno, le faccie umane piatte per 
ottenere la sporgenza del naso, uguali in tutto 
ciò alle tribù africane di Dor, Neam-Nam, di 
Krumen e di molte altre {fig, 42 e 4j) (7). 



IX. 

Con r arte della massima decadenza me- 
dioevale i punti di contatto sono minori. 
Non si può negare aver l'arte delle civiltà 
trascorse, lasciate delle traccie le quali per- 
durano a mitigare l' asprezza dei secoli di 
mezzo: e questa benefica influenza, debole 
se vuoisi, ma pur sempre sensibile, si può 
paragonare alla luce languida d* un astro già 
estinto, ma che arriva agli occhi dei mor- 
tali a traverso i secoli e lo spazio. L'arte 






L' ARTE DEI BAMBINI. 



31 



greca e romana si rivela allora dimessamente 
rincantucciata in un voltò modesto, in una 
piega d' un manto, ma si rivela. Si guardino 
pure le più scadenti scolture bizantine e 
quelle di S. Zenone a Verona, della chiesa 
di Groppoli a Pistoia, della Pieve ad Arezzo, 
di S. Maria di Piazza d'Ancona: si guardino 
il ninfèo cristiano del Vesco- 
vado pesarese, il rilievo del 
Cinedo nel duomo di Fano e 
tutte le pitture romaniche e 
greco-bizantine. Si scoprirà 
tutta un' arte difettosa, ma non 
un'arte infantile. 

Dicono che certi uomini 
decrepiti tornano bambini per '^* ^'^' 
le sciocchezze che posson fare e dire; ma 
per Io più le sciocchezze di quei vecchi non 
sono mai identiche a quelle dei bimbi. Così 
gli errori d'un' arte decaduta e moribonda 
non somigliano sempre agli errori d' un' arte 
che nasce 1 




32 l' arte dei bambini. 

La esecuzione dei più meschini lavori me- 
dio-evali è generalmente migliore di quella 
dei bambini e dei selvaggi. Neil' arte medio- 
evale la cosa che più si lamenta nel soggetto 
è la soverchia povertà e semplicità, e non 
il difetto di raziocinio. Non deve intendersi 
certo che le due arti siano assolutamente 
^ differenti. Pei medioevali e i bimbi basta il 
solo e continuo lavorar di maniera, senza 
preoccupazione della vera forma delle mem- 
bra umane e delle cose, perchè alla fine 
siano condotti ad imperfezioni quasi simi- 
li (8). Ma queste sono ben poche e non ba- 
stano a stabilire una caratteristica totale d' i- 
dentità. 

Tutt'al più le due arti si possono toc- 
care di nuovo, ma per brevi momenti, nei 
saggi fatti meglio dai bambini e fatti peggio 
dai medioevali, e ciò tanto nella tecnica che 
nella logica. 

S'è veduto ad esempio che cosa fanno 
i bimbi quando disognano due o più uomini 



l'arte dei bambini. 33 

in barca. Fanno vedere le figure interamente. 
I pochi e migliori, che alla fine arrivano a 
comprendere che la mezza figura inferiore 
resta coperta, cadono poi nell'errore di far 
vogare gli uomini coi remi dalla stessa parte 
{fiS* 44)' Nella realtà, per tal modo essi non 
farebbero che far girare in tondo la barca, 
senza avanzarsi d'un palmo. Fra i bimbi 
quelli che ciò fanno sono i più intelligenti: 
nei medioevali i più scadenti. Neil' ambone 
del duomo di Parma fra le altre cose vi è fi- 
gurata una deposizione di Cristo. Un uomo 
sale con la scala a un braccio della 
croce per torre il chiodo che è alla 
mano destra del Redentore. Or 
bene, la scala ha il suo piede vicino 
a quello della croce^ e la sua vetta 
all'estremità del braccio dritto della 
croce stessa {fig. 45). È evidente 
che così la scala non può reggere, Fig. 25, 
ma anche il più sveglio dei bambini non se 
n' accorge e, messo a trattare lo stesso sog- 
Ricci. J 




34 l'arte dei bambini. 

getto, se non fa peggio, cade nel medesimo 
difetto. 

Solo una cosa è veramente comune a 
tutte e tre le arti: della decadenza, infantile 
e preistorica; ed è la nessuna preoccupazione 
delle proporzioni, onde si veggono uccelli 
sugli alberi grandi come buoi, uomini mag- 
giori degli edifici, cavalli metà degli uomini 
e simili. A questo poi i bimbi aggiungono 
di loro una quasi assoluta mancanza del senso 
della perpendicolarità. Abituati e sforzati tutto 
giorno a tracciare le aste e a scrivere in pen- 
denza, disegnano anche tutto in pendenza. 



X. 



Sul modo di colorire poche cose, si pos- 
sono osservare oggi che le teorie del Glad- 
stone e del Magnus hanno dovuto cadere 
setto i colpi ripetuti della scienza. Dalla 
lettura d' Omero, ove sono ricordati pochi 



^1 



l'arte dei bàmbihi. . 35 

colori, il Gladstone fu indotto a pensare che 
gli antichi vedessero un minor numero di 
colori e che lentamente nei secoli il senso 
della vista si sia perfezionato. Ciò che il 
primo ministro inglese cercò di provare fi- 
lologicamente, Hugo Ma- 
gnus cercò di provare 
scientificamente. 

Riassumere tutta la 
poletfìica sarebbe lungo e 
noioso. Giova però notare 
che questo daltonismo fu 
attribuito alle popolazioni 
antiche, ai selvaggi e ai 
bambini. 

Riguardo alle prime 
oggi è recisamente affer- 
mato « che non si può 
dalle prove filologiche conchiudere che real- 
mente nel tempo storico, le sensazioni della 
qualità della luce (colori) si siano venute 
sviluppando da quelle della quantità l » (9) 




^6 l' arte dei bambini. 

Riguardo ai selvaggi, esperienze ripetute 
e scrupolose hanno provato che il loro senso 
cromatico non è per nulla difettoso. Re- 
stano finalmente i bambini di cui debbo 
parlare. 

Il Preyer fu il primo o almeno il più 
tenace a sostenere che nei bambini la sen- 
sazione del colore « si sviluppa in quella 
stessa guisa che tracciò Magnus per V evo- 
luzione storica. » Secondo lui, dapprima non 
vedrebbero che il giallo e il rosso, e solo 
più tardi, il verde e l'azzurro che confon- 
devano col grigio. Ciò parve importantissimo 
al Magnus, il quale credette di trovare a 
un tratto una base fisiologica e un conside- 
revole argomento a favore della propria 
opinione. 

Il Preyer portava a tre anni almeno il 
primo svilupparsi del senso dei colori, men- 
tre Genzmer di Halle anticipava d'assai met- 
tendo V impressione del rosso a quattro mesi, 
notando che anche presso gli antichi il rosso 



ìà 



l'arte dei bambini. 37 

era il colore più sentito^ e dando forza alle 
leggi di Landolt, Charpentier e Schaffhausen. 

Ma G. B. Bono a ragione non si perita 
d'esclamare: «Se tutti questi autori avessero 
pensato a esaminare la natura reale anziché 
quella convenzionale ..... penso che parec- 
chi avrebbero diversamente conchiuso ! 

Domandate ai bambini il colore d' un fiocco 
viola e quello del 
fondo azzurro di 
un cuscino tra- 
punto e vi rispon- 
deranno verde, 
ma date loro delle 
matasse violette, 

azzurre e verdi, da separare secondo il co- 
lore e vedrete allora quale sia il loro modo 
reale di vedere i colori, indipendentemente 
da ogni deficienza del linguaggio conven- 
zionale, cui non ebbero ancora occasione di 
padroneggiare! » 

Il loro dizionario pittorico è limitatissimo 




38 L^ARTE DEI BAMBINI. 

e per la stessa arte non usano per lo più 
che le derivazioni del nome pittore. U arti- 
sta che disegna soltanto è pittore come 
quello che dipinge ; V atto del disegnare e 
colorire è detto da loro pitturare. Final- 
mente, per dirla tutta, s' imagi ni con qual 
parola i bambini chiedono più spesso al 
droghiere i colori? Gli artisti adulti perdo- 
nino alle ingenue creature, se queste entrano 
nei negozi chiedendo sdegnosamente: « Un 
soldo di pittori ! » 

Figuriamoci quindi se può esser com- 
piuta la fraseologia della scala cromatica! 

Il Bono infat^^lopo esperimentati 306 
bambini conclude dicendo che le illusioni 
di daltonismo a loro rispetto, come pei sel- 
vaggi e per gli antichi, sono nate dalla po- 
vertà di linguaggio e che sono un equivoco 
beli' e buono. 

Certamente bisogna educare il senso cro- 
matico dei bimbi^ come si educa la loro 
mano al buon disegno. Non perchè sia esatto 



L ARTE DBI BAMBINI. 39 

ch'essi non vedano i colori, ma perchè tro- 
vino una ragionevole rispondenza armonica 
col vero. Perocché, come prima veggono be- 
nissimo le cose e non le sanno ritrarre coi 
segni, così veggono benissimo i colori e non 
sanno e non si preoccupano di trovarli nella 
tavolozza. Le varie gradazioni, i semitoni del- 
le tinte cadono 
sulla rètina dei 
loro occhi, ma 
non sulla loro 
intelligenza ar- 
tistica, e si con- 
tentano in ge- 
nere della tinta ^^i^- ^^* 
vivace che più s' approssima al vero. Fanno 
il volto dell'uomo d'un qualunque rosso 
sfacciato, le case d'un giallo opprimente, il 
cielo d'un turchino cupo, gli alberi d'un 
verde senza corruzione e via di questo passo. 
Maestri e genitori non debbono far altro 
che eccitare i bambini alla cpnsid^ra^ione 




40 L^ARTE DEI fiAl^BIN^ 

di ciò che già veggono e a migliorare vie 
più la proprietà e l'esattezza riproduttiva, 
poiché Terrore consiste sempre nella tona- 
lità delle tinte, la quale non ha nulla a che 
fare con la quantità. Colui che canta in un 
tono più basso e più alto del determinato, 
non isbaglia perchè gli manchino le note. 
Così molti bambini hanno la percezione dei 
colori, ma spesso spostata e stonata. 



XI. 



L'arte dei bambini presenta un altro 
lato caratteristico, soltanto sul quale si po- 
trebbe scrivere un volume che non sarebbe 
né inutile né noioso. Però all' indole del mio 
lavoro basta un breve cenno. 

Intendo parlare dei dettagli^ (mi si per- 
doni la parola ) i quali nella loro minutezza, 
impressionano più del sublime le menti in- 
fantili. 

Non è molto eh' io in S. Petronio di Bo» 



L^ARTE hEÌ BÀM&IKI. 4! 

logna osservai come nessun bimbo entrando 
in chiesa, alzi la testa sorpreso dalla gran- 
diosità degli archi e delle volte, la quale rie- 
sce pure a destar V am- 
mirazione dei coscritti 
e dei contadini. Ciò 
che interessa il barn- | 
bino è la macchietta, 
la particolarità; è, ad 
esempio, un pastore 
che ha un paniere d'o- 
va ; un chierico che pas- 
sa con uno spegnitoio ; 
una vecchia con lo ^^S^- ^9- 

scaldino; un povero dal pastrano vermiglio* 
E si fìssa tanto a queste piccole cose. 





che il pie va lento innanzi e P occhio indietro, 

mentre la solennità del tempio nel suo com- 
plesso non è da lui né gustata ne avvertita. 
Nelle case dimenticheranno più spesso 
le finestre che i comignoli sempre fumanti 



42 l'arte dei bambini. 

abbondantemente e in gran numero. Quel 
vivo e fantastico pennacchio di fumo che 
sMnnalza dai tetti deve pure esercitare una 
grande impressione sui piccoli artisti, se non 
si guardano dal metterlo anche sulle chiese 
e sui campanili! (fig, 2j e 28,) 

E che dirò della pipa e del cappello a 
cilindro ? 

La pipa è il supremo ideale del fanciullo, 
è la calda imagine della prima conquista. 
Più tardi fatto giovinetto crederà che per 
parere uomo siano necessari l'eleganza del 
vestito e l'amore d'una donna; ma prima, 
l' idea dell' uomo per lui consiste nella pipa, 
e nei taciti contrabbandi non se la porta 
alle labbra senza mettersi in contegno e 
soffiar fuori il fumo con un'aria di superio- 
rità e di disprezzo! 

E la pipa è in quasi tutti i disegni, an- 
che più primitivi {/ig. 5, 7, 9, /o, 18, 21 j 
22 y 23 ecc.). 

Guardate un uomo fatto solo della testa 



L^ABTE DEI BAMBINI. 



43 



e delle gambe. Gli mancano le braccia e il 
busto. Ma che importa s'egli è già così for- 
tunato da possedere una pipa? 

E quei cavalieri in sella, quei signori che 
godono la brezza marina in barchetta? Tutti 
hanno la loro pipa. 

Il cappello a cilindro non è meno fortu- 
nato e anche lui grandeggia sul capo del- 




^ j> e> 



Fig, 3o. 

V uomo primitivo (fig. io, i8, 24, 27, 
44 ecc.) 

Non parlo d' altri dettagli j come mirìadi 
di bandiere che ondeggiano dalle navi, dal 
vapore sbufifante in corsa, dagli alberi, dalle 



44 l'arte dei bambini. 

case, dai campanili (fig» 46) o sono scosse 
da cavalieri e da pedoni; non parlo infine 
degli schioppi e delle spade messe a fianco 
di qualche uomo che mitiga la nobiltà del 
cilindro con la dimensione colossale della 
pipa (Jig. io). 

Da ciò si rileva che ogni bambino ritrae 
ciò che più gì' interessa, ciò che più desidera. 
Le bambine, che su per giù disegnano come 
i maschi, pongono ogni cura nel riprodurre 
vasi e mazzi di fiori, oppure manicotti, ven- 
tagli, ombrellini e, in genere, tutti gli am- 
minicoli della eleganza femminile. Le donne 
ch'esse disegnano rispondono sempre alla 
richiesta della moda. Verranno meno alle leggi 
delle più modeste proporzioni umane, avranno 
le due braccia dalla stessa parte, ma non ver- 
ranno meno alle leggi dell'ultimo figurino 

(M- 47)' 



l'arte dei bambini. 45 



XII. 



Oltre a queste particolarità suggerite dal 
fatto o meglio dal desiderio costante e pre- 
dominante, sono notevoli talvolta anche le 
particolarità suggerite da un fatto speciale, 
da un'impressione momentanea. 

Alcuni bimbi veggono cadere un cavallo 
lungo il lastrico. Se si fanno disegnare nello 
stesso giorno, ottanta volte su cento, vi 
fanno un cavallo che cade. 

Fra i saggi da me posseduti si trovano al- 
cuni paesaggi tutti punteggiati 
col lapis. Furono fatti un gior- 
no che nevicava. 

Ecco un altro magnifico 
esempio. Fra i disegni raccolti Fig, 3j. 
in una stessa classe femminile si trova ri- 
petuto da parecchie bambine un bel signo- 
rino con una lettera in mano. (Jig, 48.) 
Questa cosa speciale a quella sola classe do- 




46- i/àrte dei bambini. 

veva esser certo causata da qualche fatto che 
aveva impressionato le giovani menti. Non ci 
fu infatti bisogno di cercar molto, poiché 
fu presto sequestrata una lettera (di cui pos- 
seggo r autografo ) decorata di quattro figu- 
rine e del tenore seguente: 

Cara Peppina 

« L^ amore che porto verso di lei è molto grande, 
lei è bella e per me è un angelo del paradiso. 

« Ma Peppina ! 

« Credo che le! mi conoserà dai piaceri che li ho 
fatti e i doni; 

« Che V amo. 

« Gli lo ripeto e se ella crede alla mia domanda. 

« Ambedue saremo felici. 

« La saluto e sono il suo 

Àff.mO ÀXANTB 

Seguono, nome e cognome. Erano accluse 
nella lettera cinque imagini: la B. V. del 
Rosario, un Angelo Custode, un cuore di 
Maria e due Buon Gesù. 



L ARTK DEI BtMBINt. 47 

Così l'arte infantile talvolta è rivelatrice! 

E a questo proposito un' illustre profes- 
sore dell'Ateneo di Bologna, mi raccontò que- 
sto fatto. 

Una bimba di sette anni, una sera, per 
richiesta del padre, che la te- 
neva sulle ginocchia, presso la 
tavola, si mise a far delle figu- 
rine. 

Fra le altre fece una donna 
e un uomo con la spada, che 
le dava un bacio. Il povero 
padre ebbe in quel momento 
la cattiva idea di domandare 
alla bimba: 

— « Chi è quella donna ? r 

— « La mammà! 

— «E quell'uomo? 

— «Il capitano Adolfo ! 




Fig. 32. 



48 l' arte dei bambini. 

XIII. 

II senso del bello è ragionevolmente meno 
sviluppato nei bambini che non lo sia negli 
uomini, ma è più puro, come è più puro 
un fiume quando consiste in un filo d' acqua, 
che non presso alla foce, quando ha già rac- 
colta la furia d' altri torrenti e il fetido con- 
tributo delle cloache. 

I nostri bambini non tengono calcolo se 
non di quanto quotidianamente cade sotto 
i loro occhi. Raramente arrivano, e ciò solo 
per strane intuizioni nervose, a una consi- 
derazione morale, che li renda superiori alla 
loro età. Ma sono lampi passeggieri, e se im- 
pressionano molto, si deve al contrasto ina- 
spettato rispetto all'ingenuità abituale dei 
bambini. Un pensiero in chi non pensa; 
un^ angoscia in chi è solido sorridere, scuo- 
tono l'anima, come la scuotono quegli ac- 
compagnamenti funebri, che, in certe sere di 



l'arte dei bambini. 49 

carnevale, traversano le vie invase dal cla- 
more delle maschere. 

Le espansioni dei bambini riguardo al 
bello sembrano adunque più schiette. 

Il bello, eh' essi ammirano, non è modifi- 
cato dalle tante considerazioni, alle quali lo 
subordinano gli uomini, ma é semplice^ pri- 
mitivo, vergine. Accade quindi che accenni 
a trasformarsi tostochè il sangue fatto più 
caldo e più denso comincia a svelare al fan- 
ciullo i segreti del piacere. 




IMMlflitllìlIlfillllBinifiiffliiliiui' 



Fig. 33. 
Terribile intermezzo dell' età quello in 
cui cessa il fanciullo e comincia il giovine! 
Ricci. 4 



t. — -■ 



50 l' arte dei bambini. 

L'amore indefinito dei diletto lo mantiene 
in una tensione continua come se la vita gli 
fluisse troppo possente per le vene. Vorrebbe 
esser serio e spesso si sorprende ridicolo; 
vorrebbe esser elegante e spesso si scopre... 
poco pulito. Talora rannuvolato e malinco- 
nico, talora irrequieto e pazzo d'allegria^ 
desta le apprensioni della madre e la sfidu- 
cia del padre. Quasi sempre svogliato, molte 
volte spossato, dice di voler far di tutto e 
in fatto non fa di nulla, come se fosse rav- 
volto e stretto da una catena invisibile. Cosi 
mentre avea sperato di trovarsi in un campo 
più vasto, si trova invece chiuso in un sen- 
tiero angusto, fra due siepi. Da una parte 
gli arriva il clamore dei bimbi che giuocano; 
dall'altra il murmure degli uomini che la- 
vorano. Egli è troppo grande per tornare 
fra i piccoli, e troppo piccolo per passare 
fra i grandi. 

Vorrebbe ancora dolci e carezze, ma que^ 
$te sono pei bimbi. Sente la bramosia sfì'c- 



L^ARTE DEI fiAMfilNl. 



bt 



nata dell' amore, ma P amore è per gli 
uomini 1 (io) 

Ed è appunto in questo periodo che a 
determinare il giudizio d' un fanciullo sul 
bello entrano nuovi elementi artistici e poe- 
tici. Allora soltanto comincia a gustare la 
solitudine della campagna e del mare, e vede 
nelle nuvole simulacri di mostri e fiumi e 
monti nevosi. Poi comincia a scoprire, o me- 
glio, ad avvertire inconsciamente nella faccia 
umana il riflesso di certi sentimenti interni, 
incomincia a pro- 
vare la simpatia e 
r antipatia, cose 
tutte che modifi- 
cano il senso della 
bellezza e rendo- 
no questa relativa. 

Perchè è bensì fuor di dubbio che la 
bellezza è un pregio naturale che esercita 
un fascino poderoso anche sugli adulti; ma 
è del pari fuori di dubbio che la sua in- 




Fig. 34' 



52 l'arte dei bambini. 

fluenza non è mai eccessivamente estesa in 
grazia appunto delle riflessioni psichiche 
dalle quali scaturisce in gran parte la rela- 
tività. Se accadesse altrimenti, tutti gli uo* 
mini sarebbero innamorati d' una sola o di 
ben poche donnei 

Infatti sulla bellezza si possono fare assai 
meno variazioni che non sulla simpatia, per- 
chè a formar la prima concorre un minor 
numero di coefficienti, e questi coefficienti 
sono immediati. 

Quelli della simpatia invece ( movendo ra- 
ramente da preferenze artistiche e spesso da 
preferenze morali) aprono un campo vastis- 
simo all'esercizio delle nostre affezioni. La 
scoltura greca che volle ritrarre la pura bel- 
lezza fisica, fece delle donne che si rassomi- 
gliano tutte. 

In poche parole: la bellezza non può 
comprendere che le figure perfettamente (o 
quasi) corrette e regolari; la simpatia com- 



L'ARTE DEI BAMBINI. 



53 



prende invece le belle, le mediocri e qualche 
volta anche le brutte. 

Ora, se è vero che la simpatia è la risul- 
tanza di molte finissime considerazioni (che 
talvolta non si riesce ad esprimere e a fer- 
mare) e se è vero che la bellezza è all'in- 
contro il risultato di poche considerazioni 
ben determinate e pa- 
lesi, torna naturale 
che i bambini arrivi- 
no a capire e a gu- 
stare la bellezza as- 
sai prima della sim- 
patia; o pure, se è 
vero, che la simpa- Fig. 35. 

tia insinui diversi elementi a determinare le 
nostre preferenze, torna naturale che il senso 
della bellezza, benché minore, nulla meno sia 
più puro e più schietto nei bambini che negli 
adulti. 




54 l'artb dei bambini. 

XIV. 

E fuor di dubbio che anche i bimbi più 
teneri provano talvolta certe ripugnanze, che 
li fanno piangere davanti una persona; ma 
la prova più esplicita che l' effetto è momen- 
taneo e causato più da un senso indefinito 
e irragionevole di paura che d' antipatia, con- 
siste in ciò : che lo stesso bimbo un' ora più 
tardi sorride con dolcezza e bacia con effu- 
sione quello stesso individuo alla cui pre- 
senza s'era prima irritato. 

Le paure e le espansioni, i dispetti e le 
allegrie che provano di fronte a qualche be- 
nevolo, debbonsi attribuire a vari e rapidi 
atteggiamenti dell' immaginazione, perchè il 
bambino che ride vedendo sorridere, che 
piange udendo piangere, serve, senza alcuna 
divinazione o considerazione, all' istinto na- 
turale e all' automatismo ereditario, che deve 
poi più tardi trasformarsi in emozione co- 
sciente, (il) 



l'arte dei bambini. 55 

Si noti che queste sorprese dell' immagi- 
nazione non di rado persistono ad accompa- 
gnare il fanciullo a bastanza innanzi nella 
vita. Anzi non è difficile che qualche volta 
rivivano per un istante nell'anima dei gio- 
vani più appassionati e fantasiosi, quando già 
la coscienza fisionomica dei sentimenti altrui 
è sviluppatissima. 

Noi nelle persone, e, più specialmente, 
nelle faccie vediamo un mondo di cose, il 




Fig. 36. 

cui complesso determina il nostro affetto, la 
nostra indifferenza e la nostra ripugnanza 
verso di loro. I più acuti osservatori poi nel- 
r espressione del volto leggono qualche volta 
tutta l' indole e tutta la storia d' un indivi- 
duo. Leggono se la vita gli è stata lunga- 



56 l' arte dei bambini. 

mente dolorosa o se gli ha sorriso invece la 
felicità. 

Le continue contrazioni, prodotte dai vari 
sentimenti, lasciano a lungo andare varie 
traccie palesi anche nello stato della più as- 
soluta tranquillità. 

Se appena si prova piacere « irresistibil- 
mente, come dice il Mantegazza, i muscoli 
elevatori del labbro superiore si contraggono 
e abbozzano il sorriso », nel volto di chi si 
trova nell' invidiabile caso di ripetere fre- 
quentemente quella mimica alla fine rimarrà 
la traccia del sorriso. Se all' incontro un po- 
vero disgraziato, per troppo spesse ragioni di 
pianto, contrae i muscoli sopraccigliari e gli 
abbassatori del labbro inferiore, alla fine 
nella sua faccia resteranno i segni del do- 
lore. (12) 

Tutto ciò è certamente difficilissimo a fer- 
mare in arte, e, salvo poche eccezioni, si ar- 
rivò sino a Leonardo da Vinci, prima che i 
pittori sapessero chiamare in una faccia per- 



L^ARTE DEI BAMBINI. 



57 



dettamente tranquilla la disposizione più abi- 
tuale dell'animo. Dopo di lui furono eccel- 
lenti il Correggio e Raffaello. La lietezza 
serena della Madonna detta della scodella e 
la profonda mestizia della Madonna del Gran- 
duca, resteranno sempre due capolavori di 
rivelazione psichica! 

Ma tutto ciò che è dif- 
fìcile in arte, non sfugge 
sempre all' intelligenza o 
all'attenzione dei più. Si 
torna sempre alla parabo- 
la dell' ovo di Colombo. 
Quante cose al mondo si 
vedono e non si capisco- 
no! Quante altre si ca- 
piscono e non si sanno esprimere! 

Adunque l' uomo bene spesso scorge nei 
volti la diversa indole delle persone e su 
quella plasma i propri sentimenti. E for- 
s'egli inclinato alla tristezza? Allora prefe- 
risce, salve poche eccezioni, le fisonomie ma- 




58 l'arte dei bambini. 

linconiche e addolorate. E invece inclinato 
al piacere, all'allegria? Allora preferisce le 
fìsonomie apertamente liete. 

Ebbene, si può egli credere che tutto que- 
sto non abbia un'importanza essenziale nella 
relatività del bello e nelle preferenze artisti- 
che? E se la relatività del bello dipende in 
tanta parte dalle considerazioni morali, non 
è naturale che sia minore nei bambini ? E, per 
finire questo capo, quanto meno il bello è 
relativo, non è egli il senso di lui tanto più 
semplice e schietto? 

Intendiamoci bene: concludendo esser il 
sentimento del bello più schietto nei bam- 
bini, non intendo d' affermare che è in 
loro anche maggiore, mentre ognuno s' ac- 
corge che talvolta è piccolissimo. A nessuno 
può sfuggire la differenza tanto è evidente; 
e tutti capiscono che, tenuto riguardo al- 
V etàj un bimbo a sei anni può esser più 
forte che un uomo a trenta, e che, come ho 
già detto, un fiume può esser più puro 



l'arte dei bambini. 59 

quando è pìccolo alle sorgenti, che quando 
violento prorompe in mare. 

XV. 

Il senso del bello si sveglia nelP uomo 
abbastanza presto, perocché richiede una ben 
piccola potenza mentale. 

Oggi in buona fede non si può neppure 
ritenerlo più particola- 
re dell'uomo. Infatti è 
impossibile negare che 
quando i maschi degli uc- 
celli schiudono lo splen- Fig, 38. 
dorè delle loro penne in presenza alle fem- 
mine e quando nella stagione degli amori 
cantano deliziosamente, queste non ne re- 
stino ammirate! (13) 

Le clamidére poi e i colibrì spingono il 
sentimento della bellezza sino a tradurlo in 
arte, ed è noto che cercano qua e là og- 
getti colorati: le prime, per adornare i luo- 




60 l'arte dei BABiBINl. 

ghi ove concorrono a solazzo; gli altri per 
abbellire i loro nidi. 

< Se le femmine degli uccelli, nota il Dar- 
win, fossero state incapaci di apprezzare la 
bellezza dei colori, degli ornamenti e della 
voce dei loro compagni maschi, tutte le fa- 
tiche e le cure, di cui questi danno prova 
nel far pompa delle loro grazie agli occhi 
delle femmine, sarebbero state spese invano, 
e questo non si può assolutamente ammet- 
tere! » 

Sin dal secondo mese d'età il bambino 
dà segni di piacere quando gli si metta in- 
nanzi agli occhi e si scuota un oggetto 
adorno di colori vivaci. Dapprima lo fìssa; 
poi sorride; poi tende le braccia e l'atten- 
zione immobilizza il tenero corpicino. (14) 
Ciò è certamente il risultato delle sensazioni, 
le quali sono eccitanti e piacevoli in grazia 
dell' eredità che si perpetua nella specie e si 
trasmette sempre più raffinata, quanto più i 
sensi si perfezionano ed acuiscono; sono per 



l'arte dei bambini. 6i 

r appunto esse sensazioni che danno il primo 
impulso ai lavori della mente. 

Poco più tardi il bimbo, acquistando nel 
corpo una maggiore vitalità e scioltezza, tra- 
duce la gioia battendo i piedi e tremando 
per la forte letizia. 

Allora per lui il bello e il buono si com- 
penetrano, perchè con ugual mimica saluta 
la mamma e rivede il seno della nutrice. 
Però queste percezioni primitive e quasi esclu- 
sivamente fisiche a 
poco a poco si tra- 
sformano e aderisco- 
no all' anima. Si tro- 
vano infatti alcuni Pìg» 3g, 
bambini di poco più d' un anno che gioiscono 
nel vedersi adornare delle vesti festive e delle 
scarpine nuove, ed io stesso conosco una bim- 
ba che piange per dispetto quando le rove- 
sciano indietro i brevi capelli che le ornano 
la fronte. 

Questo senza dubbio, parrà, per quanto 




62 L^ARTE DEI BAMBINI. 

piccolo, vero e proprio senso estetico, se si 
pensa che i bambini si trovano certamente 
meglio, almeno bene del pari, nelle vesti 
di tutto il giorno e che i capelli obbediscono 
senza dolore, docilmente, alla mano di chi li 
ravvia con delicatezza. 

Certamente quel sentimento, se nasce pre- 
sto, tarda poi un poco a svilupparsi nella 
loro mente, onde i bimbi sulle prime si sor- 
prendono di tutto e ammirano un animale 
grazioso e un altro brutto; ma ciò, come si 
comprende benissimo, non è perchè il senso 
estetico sia modificato da cause estranee, ma 
perchè è ancora troppo debole per fare delle 
distinzioni. 

A quattro anni i bambini sono già molto 
progrediti e nella scelta di due giuocattoli 
s'attengono generalmente al più mirabile 
sempre che nella distinzione non si richieda 
una finezza di gusto eccessiva o una cogni- 
zione del tutto tecnica! 



l'arte dei BIMBINI. 



Se però il sentimento del bello tarda a 
prender forza iti loro, l'amore del bello in- 
vece procede rapidissimo sino alla giovinezza 
per diminuire poi in grazia della riflessione 
e dell' esperienza. 

Per tutti una donna bella può essere cat- 
tiva e una donna 
brutta può ess 
buona. È retorica I 
di pessimo genere 
seguire l' antico er- 
rore dei poeti cbe 
cioè in un bel corpo Fig. 40. 

alberghi sempre un' anima gentile. Eppure, 
questo è appunto, se non 1' aforismo, certo 
il desiderio del bambino che usa più spesso 
l'aggettivo brutto nel senso di cattivo, che 
nel suo proprio. 

Si leggano, ad esempio, le novelle popò- 




64 L^ ARTE DEI BAMfilKl. 

lari pei bimbi, raccolte in questi ultimi anni 
in varie parti d' Italia. Non si troverà in esse 
una buona che non sia bella, una cattiva 
che non sia brutta. E l' adiettivo bella ricorre 
nel titolo di molte fiabe la bella Giovanna, 
la bella Caterina, la bella Ostessina, la bella 
Giuditta e la sua figliuola Maria, Fanta 
Ghiro persona bella, e altre. (15) Sempre la 
più avvenente è la più virtuosa, è la vittima 
che alla fine trionfa. 

I bambini siedono d' intorno al narratore 
quieti, attenti, con gli occhi spalancati, come 
se dovessero comprendere per la vista, ne 
più si curano de' giuochi. Negletti infatti in 
un angolo della camera i cavallini dalla in- 
sensibilità di legno, i soldati dalla tempra 
metallica e le bambole dalla delicatezza di 
cera, stanno in una specie di muta contem- 
plazione, quasi aspettando che alcuno sveli 
la ragione dell'improvviso silenzio! 

E il narratore comincia col tradizionale 
c^ era una volta. 



l'arte dei bambini. 65 

Man mano, mentre procede la fiaba, cresce 
il fascino del tenero uditorio, il quale vede 
trasvolare i fantasmi e li segue coi palpiti 
del giovane cuore. 

Dunque la donna campagnuola aveva due 
figliuole; l'una d'una bellezza e d'una bontà 
senza pari; l' altra brutta e cattiva quanto si 
può dire. La madre voleva più bene a que- 
sta e r aiutava nell' astio contro la prima. 

Tale il principio d'una favola 
toscana. I bimbi non hanno udite 
che poche parole, ma già l' inte- 
resse è grandissimo. Se c'è la 
bella e la brutta, il dramma non | 
può mancare. 

Infatti la madre, una mattina, 
d' accordo con la brutta, manda ' 
Caterina a pigliare lo staccio dalie 
fate, perchè le grafHno il volto, e imbruttisca 
per modo che nessuno più la guardi, l'ami 
e la voglia. Caterina fiduciosa va s malin- 
cuore, ma vai 



66 l' arte dei bambini. 

Guardiamo per un po'i pìccoli ascoltatori. 
Le bambine, sospirano e i maschietti le guar- 
dano stringendo convulsamente le mani fra 
le ginocchia. Perchè quella mamma cattiva 
vuol che la figlia perda la sua bellezza ? Per- 
chè non l'uccide più tosto? Tor- 
nerà ella, la povera Caterina, col 
volto rovinato? Avrà ancora i 
suoi begli occhi? 

Queste domande s' affollano 
nelle loro menti e con cenni re- 
pressi e con occhiate, piene di 
eloquenza, supplicano a prose- 
guire. 

Intanto Caterina giunge al 
bosco. Incontra un vecchio con la 
barba e i capelli bianchi e diffuH 
Fig. 42. che interrogatala e appresa la sto- 
ria di lei, soggiunge : « Guardate nel mio capo: 
ci ho perle e oro. E perle e oro toccheranno 
3 voi se fate ciò che vi dico. Entrate nel pa- 
lazzo delle fate; vedrete in una sala tanti 



l' arte dei bambini. 67 

gatti; e chi cucirà, chi filerà, chi farà la calza; 
insomma, ognuno farà il suo lavoro. Proffe- 
ritevi di alutarli e alutateli: e se allora il 
gatto vecchio vi chiederà se volete pan nero 
e cipolle pan bianco e formaggio, rispon- 
derete pan nero e cipolle. Poi 
vi farà salire una scala tutta dì 
bel cristallo. Guardate di non 
lasciarvi la più piccola traccia. > 
Ciò detto il vecchio scompare. 

A questo punto il narratore 
non s'arresti. Il pubblico prote- 
sterebbe e il pubblico fa sempre 
paural Egli ha compreso che . 
Caterina andrà e farà a puntino 
quanto apprese dal vecchio; che 
sarà bene accolta e avrà lo stac- 
cio. Ma di ciò vuol esser accer- 
tato dal narratore. I casi possono esser 
tanti I 

Infatti, oltre si prestito dello staccio, le 
fate, sorprese della bellezza e della bontà di 




Fig. 43. 



68 l' arte dei bambini. 

Caterina, le pongono in fronte una stella 
che brilla come quelle del cielo. 

Questo trionfo solleva l'animo degli ascoi* 
tatori. Chi esclama parole rotte, chi sorride,, 
chi dichiara d' averlo imaginato. La bella non 
doveva e non poteva soffrire ; perciò la con- 
solazione d' un successo cosi compiuto si 
specchia nei volti sereni di tutti i bambini» 




Fig. 44, 

Ma... e' è un ma. Caterina deve tornare 
a casa, e il piccolo pubblico intelligente s'ac* 
corge a un tratto che tutto non è ancora 
finito. Torna il silenzio e la tensione. Il 
dramma accenna a risorgerei 

Infatti la madre e la brutta accolgono Ca- 



l'arte dei BillIBINI. 69 

ferina a percosse e cercano di strapparle di 
fronte U stella fulgida, ma questa si fa sem- 
pre maggiore e sempre più bella; cosicché 
la brutta pensa d' andare anch' essa dalle fate 
per riportare Io staccio 
e tornare splendida d' un é 
simile ornamento. E va. ' 

Incontra il vecchio e ì 
gli dà del villano; entra 
nella sala dei gatti e li 
chiama ridicoli e lì ba- 
stona ; chiede pan bianco 
e formaggio; lascia sol- 
chi profondi sul bel cri- 
stallo della scala... in- 
somma commette d'ogni 
sorta scortesie e danni. 

Ma che le viene sulla fronte? Una coda 
d' asino 1 

E chi descrive a questo punto la gioia 
dei bambini? Gesti convulsi, risatine, banute 
di mani, commenti ingenui... che si trasfor- 




Fig. 45. 



70 l' arte dei bambini. 

mano in una ilarità clamorosa quando alla 
fine sentono che la brutta correndo canta: 

« Mamma dondò, mamma dondò, 
la coda dell^ asino mi s'attaccò! 

Così cade vilipesa la bruttezza con la cat- 
tiveria; cosi trionfa la bellezza con la bontà! 
Eterna tesi della leggenda infantile! Eterna 
speranza di chi non conosce la vita! 

XVII. 

Un' altra prova quotidiana di questo ri- 
guardo al bello non si scopre nella distin- 
zione che fanno quando si danno loro dei 
dolci? Mettete fra molti confetti comuni un 
bel candito che rappresenti, per un qualsiasi 
esempio, un cacciatore col suo cane. Essi 
senza nemmeno pensarci, mangiano tutti gli 
altri confetti, persuasi che vinceranno i con- 
sigli della gola e rispetteranno quel bel cac- 
ciatore. Ma nelle viscere della terra, del cac- 
ciatore e del suo cane ondeggia una dolce 



L .\RTE DEI BAMBINI. 



71 



primavera di rosolio, cui la gola non resìste. 
Prima mangiano la terra e gli alberi, poi il 
cane, sempre nella speranza di aver riguardo 




Fig. 46, 
all' uomo, ma alla fine anche lui scompare 
ne resta traccia alcuna del reato. Il buono ha 
vinto il bello, ma il bello ha ritardata la vit- 
toria del buono! 

XVIII. 



E i bambini passato il primo e duro al- 
levamento, sono appunto adorabili per que- 



72 l' arte dei bambini 

sto inconscio entusiasmo del buono e del 
bello; per questa fìducia, ancor più inconscia^ 
nella vita! 

Dicono che bastano una donna e un'oca 
per far un mercato; potrebbero dire anche 
che bastano pochi bambini per fare una pri- 
mavera. Nulla più dei loro piccoli gridi, delle 
loro risate argentine, dei loro canti ricorda 
il risveglio dei nidi a maggio; nulla più dei 
loro volti rosei e sorridenti ricorda la fre- 
schezza dei fiori d'aprile. 

Vivessi cent'anni non dimenticherò mai 
un' impressione avuta di pien meriggio sopra 
uno dei monti che fanno corona al Lago 
Maggiore. In fondo le Alpi coi ghiacci e le 
nevi perpetue risplendenti al sole; più in 
basso e vicino le curve verdeggianti di Pre- 
meno e di Tornicco; avanti e in primo piano 
un praticello dall' erba alta, scura, foltissima. 
Fra quest'erba cinguettavano cinque piccoli 
e stupendi bambini, di cui non emergeva che 
la testa. Quando pel sentiero passai loro vi- 



L ASTE DEI BAMBINI. 7} 

cino, essi si fermarono a riguardare immo- 
bili, e uno d'essi nella sorpresa si lasciò scap- 
pare una farfalla, che con gli altri aveva af- 
fannosamente inseguita fin là. La farfalla ab- 
bandonava le rose. Quello era un lembo della 
fioritura umana nella 
leggenda svedese! 

Dal bimbo emerge 
più il buono che il tristo, 
l'allegro che Ìl malin- 
conico, perchè bisogna 
ben guardarsi dal con- 
fondere la svogliatezza e ■ 
la irrequietudine col te- 
dio e con la cattiveria. 
Quel prorompere im- 
provviso della vita fra ^'^- ■*?■ 
i sei e i dieci anni, non può accadere senza 
una forte scossa nel temperamento ancor de- 
bole, t bambini che traversano quell' età im- 
passibili; i bambini che a dieci anni hanno 
la gravità dei pretori e la serietà dei farma- 




74 L ARTE DEI BAMBINI. 

cisti in funzione, o sono ammalati o sono 
senza sangue... il che poi è la stessa cosa! 
Essi finiranno magari sindaci decorati del 
natio luogo, ma non usciranno gloriosi da 
nessuna lotta dell' animo e del corpo. 

Lasciate quei vecchietti in pantaloni corti 
alle madri che trascinano le magre soddisfa- 
zioni per tutti i salotti tiepidi e insinuatevi 
invece fra le schiere numerose che sul po- 
meriggio abbandonano le scuole. Là i veri 
personaggi della storia futura. Nessuno di 
essi si preoccupa di voi, che mille note di 
giuochi, di progetti, d' orgogli eccitano quelle 
piccole anime al cicaleccio. 

Vedrete chi procede a stento verso casa, 
sospinto dalla voce del pedagogo, invidiando 
quelli che liberi scendono pei viottoli in ru- 
morosa corsa; chi affretta il cammino nel 
desiderio del buon pranzo e di buone carezze; 
chi va adagio e piagnucoloso nel timore del 
padre per qualche trascorso... tutta insomma 



L ARTE DEI BAMBINI. 75 

un' aneddotica senza conseguenza che inte- 
ressa e diletta. 

Ma chi sa dì quanti drammi e di quanti 
sacrifizi un giorno non saranno causa? 

Forse quella povera bimba pallida e fred- 
dolosa chiuderà la sua vita nella tristezza e 
nella miseria; l'altra invece 
dallo sguardo già vivace, 
desterà amori e odiì impla- 
cabili; quel bimbo dal volto 
aperto e sincero e dalla tem- 
pra robusta nasconde forse 
il germe d' un eroe ; nell'al- 
tro fosco e invidioso e' è il 
nocciolo d' un delinquente. 
Oggi rìdendo e cantando 
spensieratamente allegrano le i 
forse le insanguineranno nella furia delle ri- 
voluzioni. Oggi modesti ma innocui, domani 
gloriosi ma pericolosi! 




76 l'arte dei bambini. 

XIX. 

Fra di essi ho cercato 1' artista fidando 
nelle rivelazioni della precocità, ma la sfinge 
ignota dell'avvenire non ha risposto. 

I biografi degli uomini celebri rassomi- 
gliano a certi procuratori del Re^ i quali 
pare che non si dieno pace se non riescono a 
provare che un accusato, da bambino rubò 
ad un altro una mela o un tozzo di pane. 
Quei biografi vogliono a forza che un uomo 
divenuto famoso, abbia dato ne' suoi primi 
anni qualche mirabile esempio di precocità, 
e qualora questo mirabile esempio manchi^ 
se lo inventano. 

Giotto, piccolo ancora e pastore, è sor- 
preso da Cimabue nell' atto che disegna una. 
pecora sopra una lastra con un sasso. 

Masaccio di pochi anni fa figure maravi* 
gliose (che nessuno ha mai viste) a S. Gio- 
vanni di Valdarno. 



l'arte dei bambini. 77 

Taddeo Zuccaro a dieci anni desta nel 
cuore del padre la fiducia d' aver creato un 
grande artista. 

Filippo Lippi, il Perugino, il Montorsoli 
e altri- fanno miracoli d' arte a pochi anni. 

Tutte queste storie sono false o sono 
pure e proprie eventualità. Perchè, se an- 
che è certo che dieci artisti, i quali furono 
grandi, sin da bambini promettevano molto, 
è certo del pari che mille altri, i quali non 
furono meno grandi, da piccoli non pro-^ 
mettevano niente. E s' aggiunga inoltre esser 
impossibile noverare le schiere infinite dei 
piccoli geni che crescendo si convertirono e 
si convertono tuttora nella più bella specie 
d'imbecilli e di vanitosi. 

Lo studio è già troppo lungo e non è que- 
sto il luogo per cercare lo sviluppo intellet- 
tuale dei bambini e per dimostrare come 
dalla facoltà imitativa assai tardi sgorghi la 
forza produttiva della mente. 



78 l'arte dei bambini. 

XX. 

Per ciò che riguarda al raio studio debbo 
fare nuUameno un' altra ed ultima osser- 
vazione. 

Gli esempi hanno provato che il bambino 
dapprima non riproduce artisticamente un 
oggetto, ma lo descrive a seconda che la 
memoria più o meno compiutamente gli sug- 
gerisce, mentre disegna, le parli dell' og- 
getto stesso. 

L'arte come arte è a loro sconosciuta; 
quindi disegnano meno male e s'accostano 
di più all' integrità vera delle cose, quelli che 
hanno più memoria. 

Ma quando la riproduzione non è più il 
prodotto della sola memoria, come nei bimbi, 
ma è il risultato di forze indipendenti da 
essa, quali il gusto estetico, la perfezione e 
la finezza del senso ottico, la leggerezza della 
mano e in genere l'esercizio tecnico, i mi- 



l' arte dei bambini. 79 

gliori artisti non sono sempre quelli che 
hanno più memoria. 

Ho infatti constatato sopra i bambini di 
molte scuole, che quelli che hanno fatto i 
migliori disegni, salvo una o due eccezioni, 
sono i migliori fra gli scolari; sono quelli 
che, più esattamente guardando e ricordando, 
sono in caso di completare meglio un inven- 
tario di cose da loro imparato come hanno 
imparata la lezione. 

Più tardi al contrario si rivelerà artefice 
forte e originale colui che nella scuola fa- 
ceva la più magra figura! 




NOTE 



J 



(i) « Information respecting the history, condi- 
tion and prospects of the indian tribes of the United 
States... by Henry R, Schoolcraft — Philadelphia^ 
Lippincott^ Grambo & C. j854 » Vedi le tav. 3i, 32 
33, 34 e 35. 

(2) « Prehistoric Europe a Geological Sketch by 
Iàmes Gbikie — London, Stanford, 1881. » 

(3) « Pre-Historic Times as illustrated by ^w- 
cient Remains ad the manners ad customs of Modem 
Savages, by air Iohn Lubbock — Villiams and Nor» 
gate j86g, » 

(4) « International Congress of Prehistoric Ar- 
chaeology: Transactions of thet hind Session (1868) 
— London; Longmans, Green and Co. J86g — V. 
a p. 206 e 256. 

(5) « Hommes fossiles et hommes sauvages. Etudes 
d' anthropologie par A, de Quatrefages — Paris 
Baillière 1884 •— pag. 342, 454. 

(6) « La Vega, Viaggio di scoperta del passag' 
gio Nor d'Est tra V Asia e V Europa narrato dal 



84 NOTE. 

barone À. E. Nordenskjold. Milano, Treves, 1882. 
Voi. II; p. lor, 105, 117. 

(7) « The Naturai Hy story of Man,^ by the Rev, 
I. G. WooD. London, George Rontledge 1884, Vedi 
a p. 500, 615 ecc. 

(8) « Le porte del Paradiso di G. B. Toschi — . 
Nuova antologia. Voi. XV (1879) P» 458. 

(9) « V evoluzione storica del senso cromatico pel 
dottor G. B. Bono — Gaietta delle cliniche (To- 
rino, 1884) Voi. XX. V. a p. 19. 

(io) Scrivendo queste parole ricordava Furio, forse 
la più bella cosa di Edmondo De Àmicis. 

(11) « L* Education dès le berceau. Essai de pedO' 
gogie experiméntale par Berabd Perez. Paris, libr» 
Germen Bailliere et C. 1880 — III, 77. 

(12) « Fisonomia e mimica di Paolo Mantbgazza. 
Milano, Dumolard, 1881. — Gap. IX, 115. 

(13) « U origine dell' uomo e la scelta in rapporto 
col sesso di Garlo Darwin. Torino, Unione tip. 187 1 
— Gap. II, 51. 

(14) Perez, Op. cit. 122. 

(15) « Sessanta Novelle Popolari Montatesi (cir- 
condario di Pistoia) raccolte da Gerardo NERUca. 
Firenze, Le Monnier 1880. 



Le incisioni di questo opuscolo furono dalP egregio 
giovine Giulio Garagnani eseguite scrupolosaoiente 
su^li autografi dei bambini da me posseduti^ 



finito di stampare 

il dì IO Ottobre MDCCCLXXXVI 

nella tipografia di Veicola Zanichelli 

in 'Bologna 




'■ 



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